Io ci ho un rapporto strano con le lettere, passionale e misterico. Tipo che non riesco ancora oggi, dopo tanti anni di saper scrivere, a capacitarmi del fatto, che la G venga prima della I.
Oppure l’assoluta arbitrarietà che percepisco nell’ordine della O, P, Q.
Amo l’alfabeto, a volte guardo per anche dieci minuti la tastiera e contemplo la forma delle lettere. Faccio delle specie di classifiche tra quelle che amo di più, la B e la M (sorella minore della N) sono decisamente tra le mie favorite. Ma poi sento proprio come delle personalità associate alle lettere, per esempio la S è la lettera dell’indipendenza, la Q è decisamente placida mentre la E ha un’indole rassicurante ed amichevole. Non so spiegarlo bene, ma ci vedo il carattere dentro ognuna di loro. Anche la faccia, per dire.
Non ci sono lettere che mi stanno sulle palle, piuttosto lettere che ignoro o di cui mi disinteresso totalmente, lettere che per me potrebbero non esistere: la V è una di queste.
Ma in fondo non è vero nemmeno questo. Se non esistesse non potrei più dire le parole: Vetril, Vinavil, Vov, Vernice, Vaffanculo e Vita.
E sarebbe un vero peccato. Vedi, alla fine le lettere sono il simbolo dell’interdipendenza. Tutti abbiamo un ruolo ugualmente importante. Ognuno di noi contribuisce al Tutto. Anche la V. Per quanto stronzetta possa sembrare.





